Il numero in preparazione quest'anno si annuncia esplosivo con collaborazioni importanti. Intanto, ecco il mio articolo apparso nel mitico numero Zero, all'epoca andava di moda Matrix....
MATRIX
& CO.
Ovvero
effetti speciali da…fantascienza!
di Claudio Chillemi
Apparso
sul grande schermo circa due anni or sono, Matrix è diventato ben presto il
fenomeno cinematografico di fantascienza di fine millennio. Molti appassionati
hanno voluto far levare la loro voce gridando al capolavoro, altri al semplice
miracolo…Matrix, dunque, il nuovo Blade Runner? In effetti, la prima parte del
film, fin quando il protagonista si risveglia nel mondo reale, è molto intensa
ed efficace. Si dipinge una realtà intrigante, fatta di computer e misteri,
dove l’uomo è una pedina in un gioco più grande, ed anche dove non mancano
stereotipi di razza, come gli uomini in nero in occhiali da sole (che non sono
i Blues Brothers…). Vero cult è la scena in cui il terminale di Reeves gli
rivolge la parola come se lo conoscesse, o anche l’introduzione del “verme
spia” dentro lo stomaco del povero haker…Ma basta tutto questo, insieme allo
straordinario ed imprevedibile capovolgimento di metà pellicola, a fare di
Matrix l’osannato esempio di film capolavoro di fantascienza? Iniziamo col dire
che autori e produttori hanno decisamente sprecato una grande occasione, anche
se da loro punto di vista si tratta di uno spreco che gli ha fruttato diversi
milioni di dollari: dopo la promettentissima prima parte, con la seconda, hanno
trasformato il film in un banalissimo action movie, dove le pallottole si
sprecano e gli effetti speciali sono l’unica cosa veramente fantascientifica.
Viste e riviste sono le lunghe sequenze di addestramento; viste e riviste sono
le scene in cui il mentore si sacrifica per l’allievo promettente; ed infine
(AHINOI!), visto e rivisto, è l’espediente “lamoreèpiùforteditutto”, che
neanche nella peggiore delle soap-opera... Ecco, dunque, ancora una volta il dio
denaro pretendere al sacrificio sul suo altare, l’ennesima pellicola di
fantascienza. Negli anni cinquanta e sessanta, fin nei primi anni settanta,
questi film erano chiamati b-movie, per distinguerli da quelli di serie A;
oggi, essi sono dei veri e propri business, mantenendo sceneggiature di pessimo
gusto, ma non lesinando più, come una volta, effetti speciali. Matrix, quindi,
che tra tutti non è certo il peggiore, diventa per la sua doppia natura (buona
prima parte, scadente e commerciale epilogo) l’esempio stesso di dove si
potrebbe arrivare se la fantascienza (con la effe minuscola) non incassasse
tanto. All’inizio di questo articolo, abbiamo citato Blade Runner, che, dotato
di una sceneggiatura solidissima, ha preferito non sacrificarla al dio denaro,
senza trasformarsi in un banale e risaputo inseguimento poliziotto-delinquente,
come invece è accaduto a Matrix e ai suoi fratelli dell’ultimo decennio.
Tirando un po’ le somme si arriva quindi al paradosso socratico che:
a-
Se
vogliamo vedere film di fantascienza, questi devono incassare molto, in caso
contrario nessun produttore sarebbe interessato.
b-
Per
incassare molto, devono essere ricchi di stereotipi, con finali scontati e
pieni di effetti speciali.
c-
In
questo caso, non avremmo un film di fantascienza, ma un poliziesco, un giallo,
un western, semplicemente tecnologizzato: nulla più.
Eccezionale
esempio di questo decadimento è Mission To Mars di un maestro del “citazionismo
cinematografico” come Briam de Palma. Regista ampiamente sopravvalutato, di cui
si può ricordare solo gli “Intoccabili” per la contemporanea ed eccezionale
presenza di grandissimi attori, De Palma decide di darsi alla fantascienza
sfruttando l’argomento del momento: Marte. Lo fa però, a suo modo. La struttura
del film ricorda ampiamente quella dei disastr-movie degli anni settanta (la
serie Airport, Inferno di Cristallo, la serie dei Terremoti e delle Valanghe…)
che hanno un incedere scontato e ripetitivo: prima parte del film dedicata ai
personaggi nel loro ambiente familiare, tensioni, drammi, amori, affetti;
seconda parte in cui echeggia in lontananza la tragedia che sta arrivando, con
l’inevitabile stigmatizzazione di omissioni e colpe da parte dei protagonisti;
terza parte in cui si consuma la tragedia e chi è salvo ringrazia la Patria e
Dio di essere vivo. Mission to Mars ha lo stesso andamento, il barbecue
iniziale in cui si presentano i personaggi ha una tale dose di deja-vu che
potrebbe essere montato in almeno altri trecento film senza che lo spettatore
noti la differenza. Si capisce fin da subito chi sarà l’eroe, chi il morituro,
chi il cattivo e chi il sacrificabile. La seconda parte è la fotocopia
ampiamente sbiadita di 2001, mi dispiace solo che il Maestro era ancora
vivo per poterla vedere. Poi, il delirio patriottico del gruppo di uomini che,
decimati, morenti, in preda a mille problemi, per prima cosa affondano la
bandiera USA nel suolo marziano. Infine, la soluzione al problema “pianeta
rosso” che sembra scritta da un quattordicenne (neanche tanto intelligente):
una volta Marte era abitato, poi un disastro ha distrutto la vita nel pianeta e
gli esseri che lo abitavano si sono dispersi ai quattro angoli
dell’universo….E’ come dire che le Piramidi sono state costruite da esseri
provenienti da un altro mondo (leggi Stargate!). Eppure, come Matrix, da cui lo
dividono almeno tre categorie, Mission To Mars ha riscosso un buon successo al
botteghino, e ci sono patiti di fantascienza che sono disposti a difenderlo
(!!!). In definitiva, non si possono presentare sceneggiature di b-movie
confezionate alla Star Wars è pretendere di fare buona fantascienza, al massimo
si può pretendere di incassare qualche soldo; ma chi conosce veramente questo
genere sa per certo che i suoi capolavori, smettono di essere ottimi film di
fantascienza, per diventare ottimi film e basta. 2001, Blade Runner, la
TRILOGIA DI GUERRE STELLARI, Il Pianeta delle Scimmie, sono grandi film, che
casualmente trattano argomenti fantascientifici…Non sono stereotipi
fantascientifici che casualmente diventano cinema, se voglio vedere dei sani
effetti speciali, mi metto al computer e faccio girare un videogioco, almeno mi
sento…Interattivo.
L'immagine è di Francesco Spadaro - copyright 2020
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